La crisi della società moderna

Mi è capitato ieri di passeggiare per il centro di Milano; è passato molto tempo dall’ultima volta preferendo vivere più all’estero che in Italia.
Mi ha veramente impressionato notare il numero di negozi chiusi o di prossima cessazione attività. Parlo di realtà che da decenni erano presenti sul mercato, firmando la storia della città.
Ricordo il marchio GIOVENZANA (probabilmente 60 anni di negozio) per l’ottica e la fotografia in Largo Augusto, e ancora lì nei pressi chi vende tappeti persiani che sta chiudendo (non ci sono mai entrato, ma sapevo della loro esistenza), quindi la libreria CORTINA che cessa l’attività anch’essa dopo 60 anni. Una marea di piccoli locali, mai frequentati ora sono definitivamente chiusi.
Verso piazza del Duomo sta chiudendo MONDADORI. Forse entrai in quel negozio per la prima volta 34 anni fa.
La chiusura di questi esercizi (ricordo ancora la libreria FNAC in C.so Torino) non esprime solo un atto commerciale, ma toglie qualcosa a noi, consumatori, privandoci di una parte della nostra storia e memoria. In questo modo la società cambia e non in meglio. Mutando il suo volto senza prenderne un altro, la società civile e quindi il tessuto sociale perde di memoria e consistenza. La perdita del ricordo collegato a un volto della città spinge verso il precario. Il precariato introduce nella società un nervosismo latente conflittuale. Benvenuti nell’epoca globalizzata.
Fin qui il ragionamento melodrammatico.
Entrando su un piano più attento e sociologico, si scoprono dei fatti inquietanti. Quand’ero giovane mi sono affacciato sul mondo (ovviamente contestandolo nella mia stupidità e necessità giovanile) in presenza di costanti che, per quanto criticabili, c’erano! Oggi questi ragazzi entrano anch’essi nel mondo e nella società contemporanea, ma in una realtà fluida, liquida, priva di costanti: cosa possono contestare?
In pratica entrano già orfani.
Sarà un bene o un male?

Si definisce in questo modo un modello di crisi della società, priva di una razza, anonima e sola, ancor di più rispetto ad oggi. La società che da liquida passa ad asciutta e arida.

Giovanni Carlini