Psicopatologia della vita quotidiana – capitolo 3. Testo di Sigmund Freud

Psicopatologia della vita quotidiana è uno dei 2 testi fondamentali di Sigmund Freud. L’altro è L’interpretazione dei sogni. Qui proseguono i riassunti capitolo per capitolo della Psicopatologia pubblicato nel 1901. Lo scopo di questa ri-lettura di un classico è quello di capire meglio e di più. Già studiato in età giovanile, viene ripreso oggi nella coscienza della maturità. Il capitolo 3 è sostanzialmente d’approfondimento di quanto già espresso. Si accavallano molti esempi.

L’autore, assiduo frequentatore di località italiane, scorda improvvisamente molti nomi geografici. La dichiarazione di guerra del 1915 porta Freud e molti altri austriaci a dimenticare luoghi e dettagli d’Italia.

La studentessa tedesca che non riesce a pronunciare il nome del libro Ben Hur. Il motivo è che in tedesco questo nome indica un’offerta sessuale.

L’insieme degli esempi riportati spiega un concetto così riassumibile.

Il nome dimenticato si chiama in questo caso perturbato. Esiste un complesso perturbatore. Si definisce complesso un insieme di idee. In genere si possono considerare dimenticanza 2 eventi diversi. E’ dimenticato o il nome in se stesso per i suoi effetti sgradevoli. Oppure la perturbazione riguarda un nome collegato a un altro, ed è quest’ultimo oggetto di sofferenza. Una cosa è certa. La perturbazione è un’azione di difesa da un evento spiacevole. La somma della sofferenza o la moltiplicazione di eventi non belli, predispone o favorisce la dimenticanza. Ecco una prima conclusione. 

Si potrebbe dire che la somma di fatti non gradevoli siano come delle ferite. Colpi che lasciano delle cicatrici nella memoria. Queste ferite si manifestano nella dimenticanza di nomi. Sono forse segnali che lo spirito manda alla mente per segnalare uno stato di sofferenza?

 

Psicopatologia della vita quotidiana, al capitolo 3, entra ovviamente anche negli aspetti erotici. In ciò, Freud, recupera e rilancia una parte dello spirito umano solitamente repressa. Va ricordato come esattamente da questa repressione, maturino non poche malattie nervose e della mente.  Una vita sana, quindi, prende atto della sessualità non come sesso! Una sessualità intesa quale degna considerazione della propria fisicità spesso trascurata.

Freud cita, in questo capitolo, il bisogno del contatto epidermico tra una donna e un uomo. Da qualsiasi scusa emerga “il contatto”, si scatena un codice segreto e inespresso, molto comprensivo tra le parti. Il riferimento è a quel giovane che nel dialogo con una ragazza, non rammentava il nome “gold” (identico in inglese come tedesco). Quindi tocca l’anello della donna con cui sta parlando, per spiegare cosa voglia dire. In realtà dal “tocco” e dagli sguardi che ne conseguono, emerge la relazione intima. Sono fatti d’ordinaria esistenza, che catalogati nella psicopatologia freudiana appaiono come strategie complicate. Quanto siamo perbenismi!