Rapporto metalli



di Giovanni Carlini 

Quant’è difficile discutere di metalli



Il problema insito nei metalli di base (e non solo ma comune a tutte le commodity) è la speculazione. Quest’azione falsa il valore di mercato dei metalli, introducendo in forme strutturali (precisamente dal 2004) delle varianti e oscillazioni, la cui previsione rientra nella casualità del comportamento umano. Di fatto ogni idea di prezzo, in questo ambito, può essere sbagliata, perché più consona all’azzardo che a una seria previsione. Nonostante ciò, in questo mondo vivono una grande quantità di operatori, che hanno bisogno di capire cosa accade intorno a loro, pur convenendo sull’irrazionalità del prezzo.

Cosa fare quando tutto cambia



Un vecchio detto alpino (truppe da montagna) dice: quando stanno per farti del male non ti muovere o reagire, nel limite del possibile, evitando che il cattivo possa godere della propria azione. Più o meno lo stesso concetto vale anche nei metalli di base. Se il prezzo è irragionevole (il che determina una fase di rottura de mercato, per cui si colloca un bene non più riconosciuto e acquistato dal consumatore) l’unica cosa è non comprare o limitarsi “al venduto”. In pratica è la fine del concetto di magazzino che si riduce così all’indispensabile. 
Il nuovo modo per far quadrare i conti
Molte imprese si sono impegnate nell’abbassare i livelli di giacenza di magazzino alzandone la rotazione. Questa tendenza è iniziata nel 2009 ma ha preso sempre più importanza fino a diventare un ordine perentorio nell’inverno scorso. Oggi i conti nelle aziende si quadrano riducendo le scorte.

La tendenza futura del prezzo



Per quanto aleatoria sia ogni previsione, più che indicare di quanto una quotazione del singolo metallo possa crescere o scendere nel medio termine, sicuramente si può discutere di quanto è cresciuta in eccesso, quindi ottenere la dimensione del rischio di calo del prezzo trattato.
Stabilendo un tasso medio di crescita credibile del 5% in condizioni del mercato normali, nel lasso di tempo dal 2004 ad oggi, i metalli di base avrebbero dovuto raggiungere un certo valore in assenza di speculazione, che confrontato con quello quotato al LME in questo periodo, esprimono di quanto possono scendere ulteriormente per effetto della crisi. Che questo evento avvenga oppure si concretizzi solo in parte, qui le valutazioni divergono. Sicuramente è seria quell’analisi di mercato che quantifichi l’area a rischio di un metallo (spesso confuso con un investimento). 
Nella tabella che segue è indicato il singolo metallo di base trattato al LME, quanto valeva nel 2004, come si sarebbe apprezzato in condizioni normali e quanto invece quota oggi da cui la differenza in termini di rischio espresso in dollari per tonnellata.

Come si può osservare sull’alluminio e il nichel non ci sono particolari condizioni di rischio presentando dei profili di sicurezza, da ulteriori cali di prezzo, decisamente apprezzabili. La stessa cosa non si può assolutamente dire per lo stagno e il rame, che presentano dei prezzi non comprensibili dal mercato. Su questo sistema di valutazione si può discutere nel senso che forse il 5% è poco e sarebbe adeguato un valore diverso, ma sulla messa a confronto dei dati come metodo, c’è poco da chiedersi sulla sua opportunità.

Le giacenze di magazzino al LME



Nel mondo della speculazione si dà tanta importanza alle giacenze, agli scioperi, quantità prodotta e domandata, replicando i meccanismi di domanda e offerta mutuati dalla borsa.
Ebbene questo metodo di valutazione è ormai superato perché è la finanza in economia che ha cessato un ruolo. Oggi è ricco chi produce non chi delocalizza, il che impone nuovi (meno intossicati) criteri d’analisi.