Aiuto:i cinesi comprano un centro servizi in Italia [feu] [feu]

Aggiornamento aprile 2011 di Giovanni Carlini

La disgrazia di prezzi che crescono soltanto

Un mercato sano è articolato su delle tendenze che si alterano tra di loro. Sul lungo periodo possiamo avere un trend di crescita o calante, ma in linea di massima dovremmo assistere a prezzi differenziati in aumento o diminuzione sul breve permettendo agli operatori di entrare o uscire a seconda delle loro necessità finanziarie.
Oggi questo alternarsi di prezzi non è garantito. Monotonamente la tendenza dei prezzi da troppo tempo e innaturalmente protratta nel tempo è solo verso la crescita delle quotazioni, il che apre a scenari inquietanti per un prossimo collasso del mercato. E’ sempre così; ogni volta che scoppia una bolla, quando poi si studiano i prezzi nei periodi precedenti, si osserva agevolmente che per lungo tempo sono stati sempre al rialzo. Così è stato dal 1929 al 2008 sia in Occidente che altrove. Qui, esprimendosi in questo modo, non si tratta di diffondere ottimismo o pessimismo. Va ricordato come, nell’autunno del 2008, alcuni economisti (che avevano previsto la crisi già anni prima tra cui chi qui ora sta scrivendo) abbiano previsto il 2015 come periodo d’uscita dalla crisi, il che vuol dire ancora 4 anni! In questo periodo potrebbe (è previsto) verificarsi “un secondo colpo” del tipo indicato dalla lettera W con un altro calo repentino della produzione come già accaduto nel 2009 anche se vanno osservati alcuni aspetti nuovi. In effetti a un calo drammatico delle attività come fu nel 2009 non c’è stato un recupero altrettanto forte come la lettera W ci potrebbe suggerire.
Comunque al di là della forma a livello di tendenza che la crisi può assumere, va ricordato al lettore quanto pericoloso sia il momento ai fini degli acquisti preparandosi a repentine modifiche di tendenza in grado di modificare notevolmente il valore di magazzino e quindi la formazione dei prezzi finali delle merci (da considerare vendibili solo sottocosto)

La corsa dei prezzi cinesi dell’acciaio

Dopo un marzo tranquillo in aprile i prezzi cinesi dell’acciaio riprendono la tendenza ascendente.
Secondo la rilevazione effettuata dalla China Iron and Steel Association, gli unici prodotti a mantenere seppur lievemente la tendenza discendente sono le lamiere a freddo e i tubi ss, rispettivamente con un -0,09% e un -0,06%.
La ripresa più consistente è rappresentata però dal +1,37% del tondo per cemento armato che nell’ultima settimana è salito di 5 euro la tonnellata. Al secondo posto nei rincari ci sono i coils a caldo +1,22% e +5 euro la tonnellata e le lamiere a caldo +1,12% e +4 euro tonnellata di incremento. Spostamento laterale invece per lamiere da treno, zincate e vergella, rispettivamente a + 0,14%, +0,39%, +0,55%.

Aiuto:i cinesi comprano un centro servizi in Italia

L’ostilità verso i cinesi non è una novità. Le motivazioni sono molte e non riguardano solo la qualità dei prodotti ma il numero di posti di lavoro persi in Italia per una concorrenza che si basa solo sul prezzo. Va ricordato, per l’ennesima volta, che una contrazione o stabilizzazione dei consumi sul mercato interno, vuol dire fatturati in calo per le imprese italiane, il che si traduce in disoccupazione. Gli italiani senza un redito o nell’incertezza del posto di lavoro comprano di meno e ridocono i consumi il che deprime il mercato interno ovvero il naturale luogo di lavoro per il 95% delle imprese che leggono questa rivista.
Tutto quanto restringe il benessere degli italiani è da considerarsi senza alcun indugio come un male. Ecco la considerazione corrente con cui osservare il made in China quando si maschera e introduce nei diversi mercati nazionali occidentali. Non è quindi con soddisfazione, per il benessere nazionale, che si da notizia quanto Baosteel stia aggredendo il mercato italiano e comunitario di prodotti automotive e elettrodomestici grazie all’acquisizione del 35% della Siderurgica Modenese sottoscritta a Shangai a fine marzo. A condurre l’intera operazione come riporta la stampa economia italiana, sarebbe stato il vicepresidente di Baosteel Italia, Mattia Malacalza, che porta avanti la cessione di quella che era la tradizione di famiglia nell’acciaio dopo la parziale uscita dopo la cessione nel 2008 della Trametal e della Spartan al colosso ucraino Metinvest.
Il Signor Malacalza ha dichiarato alla stampa motivando il suo ulteriore ridimensionamento nelle attività «A dieci anni dall’avvio della Joint Venture con Baosteel abbiamo deciso di compiere questo ulteriore passo che accorcia la filiera e amplia la gamma dei prodotti. Di fronte alle crescenti esigenze del mercato offriamo una forte connotazione internazionale frutto del nostro know how nel settore del trading siderurgico, unito all’eccellenza del prodotto Baosteel che, per la prima volta, diventa partner di un centro servizi siderurgico al di fuori della Cina».

Le tendenze al LME

Il comparto delle commodity ha archiviato il mese di marzo in rialzo e tale pare sia per l’intera primavera al pari di quello dell’acciaio, sulla spinta delle aspettative degli investitori sulla teorica crescita dell’economia mondiale nel 2011 e dei consumi di materia prima, in vista della ricostruzione in Giappone. Siamo come sempre a livello di previsione non suffragata da fatti.
Infatti questi incrementi sono del tutto avulsi dai rischi insiti ai timori sul debito sovrano europeo dopo che il Portogallo ha subito un ridimensionamento nella valutazione del proprio debito, da parte delle agenzie di rating. Ciò è accaduto a causa del rifiuto da parte del parlamento d’approvare le norme d’austerità presentate dal governo, spingendo al ribasso l’euro sul dollaro a 1,4082.
Il mercato non ha dato neppure grande importanza ai dati economici Usa sugli ordini dei beni durevoli e vendita di case, rivelatisi peggiori delle attese anche se va preso nota dalla revisione al rialzo del dato sulla crescita del pil nel quarto trimestre dello scorso anno negli USA.
Il metallo che ha maggiormente alzato i suoi corsi in finale di marzo è l’alluminio che è sempre rimasto da anni in una posizione arretrata rispetto gli altri metalli non ferrosi.
L’andamento del prezzo dell’ alluminio, il cui contrato a 3 mesi ha toccato il massimo degli ultimi 2 anni e mezzo, sulla spinta del rialzo del prezzo del petrolio e dell’energia elettrica, è da considerarsi come una diretta conseguenza dell’incidente nell’impianto nucleare giapponese di Fukushima l’11 marzo. L’alluminio infatti è, all’interno del complesso dei base metals, quello a più necessità di energia per essere modellato e lavorato.
Il mese di marzo si è chiuso in rialzo anche per il rame. Il forte rimbalzo del prezzo di questo metallo non ferroso, seppur in linea con le attese rialziste di medio termine, non è ancora pienamente giustificato dal mercato del fisico. Sebbene infatti i premi sul mercato spot siano in aumento, in ragione della riduzione dell’offerta dal Giappone e della detenzione da parte di un fondo finanziario del 50-80% delle scorte LME, la vera motivazione che può far scattare il nuovo trend rialzista, potrebbe essere una nuova fase di ristoccaggio in Cina. Su questo piano va registrato come il forte calo delle scorte di rame attuatosi nei magazzini del SHFE pari a 5,1 mila tonnellate, potrebbe rappresentare il primo segnale verso una formazione di scorte in Cina.
Con queste premesse va obbligatoriamente consigliamo agli operatori di non escludere una nuova fase di correzione, nel breve termine, in grado di riportare il livello dei prezzi potenzialmente fino al supporto trimestrale di 8940 USD/t. Una previsione, questa, che trova conferma nelle rilevazioni effettuate sui flussi finanziari al Comex, che mostrano come, a fine marzo gli investitori abbiano ridotto le posizioni rialziste sul contratto del rame. Negli ambienti della speculazione, si parla di un nuovo trend speculativo nel terzo trimestre dell’anno, anche al netto di tutti i segnali negativi qui accennati. Sul nichel si pensa che il calo del rame dovrebbe influire anche su questo metallo. La conferma viene dalla compagnia d’estrazione indonesiana Aneka Tambang che ha annunciato di poter ritardare le spedizioni di minerale di nichel, nel corso dei prossimi mesi, dato che uno dei suoi principali clienti giapponesi, ha interrotto le attività di raffinazione.

Conclusioni

Nel futuro più prossimo c’è da attendersi che la bolla speculativa sui metalli non ferrosi e il ferro, possano finalmente scoppiare, concludendo un lungo periodo di speculazione sul mercato delle commodity.